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Lucilla Baroni
"Breve storia dell'illuminotecnica teatrale"

Chi non si è mai immaginato come nei tempi passati potevano venire allestiti gli spettacoli? Spettacoli completamente illuminati da migliaia di candele o dalla luce giallastra e smorta del gas. In questo articolo ho cercato di tracciare le linee essenziali della storia dell'illuminotecnica teatrale estrapolandone gli aspetti più significativi e funzionali per una verifica oggettiva del valore drammaturgico della luce.

Il fuoco (torce, candele e ceri, lampade e lucerne) è stato fonte d'illuminazione dalla preistoria fino a tutto l'ottocento. Attribuendo valore spettacolare ai riti sacri nessuno può negare la suggestione di processioni notturne con fiaccole, dei fuochi delle tribù primitive e delle sacre rappresentazioni nelle chiese medioevali.

E' nel XV secolo che nasce con la scenotecnica teatrale la ricerca di effetti luminosi suggestivi. La mandorla del Brunelleschi (1435) ne è un esempio: un oggetto luminoso ed illuminante dentro cui scendeva dal cielo l'Arcangelo Gabriele. Così la luce teatrale non fu più simbolica, ma alla funzione visiva si unì quella prettamente drammaturgica.

Nei suoi allestimenti teatrali Leonardo da Vinci sfruttò sia il concetto di riflessione (semisfere lucide per moltiplicare l'intensità luminosa di una sorgente) che quello della concentrazione di un raggio attraverso lenti per lo più colorate. Ma le migliori ricette dei "colori trasparenti" ci vengono fornite da Sebastiano Serlio nel suo De' lumi artificiali delle Scene(1545).

L'asso nella manica per potenziare l'intensità luminosa era sempre il trucco della riflessione. Il materiale rifrangente intorno alle luci, sulle scene e sui costumi aumentò gradatamente nei secoli XVII e XVIII e con esso la copiosità di lumiere pendenti davanti e sopra le scene, talvolta corredate di lumi in ribalta.

Pare che Bernardo Buontalenti, per le sale della corte fiorentina dei Medici, avesse inventato dei lumi mobili applicabili ovunque ed eleganti sostegni statuari. Ingegnosi lampadari sono descritti dal Sabbatini nel suo trattato Pratica di fabricar scene e machine ne' teatri (1638) indicando metodi di sicurezza " a tal guisa che i lumi non crollino durante le danze, i mutamenti di scena ed i movimenti delle machine."… Molti teatri (costruiti in maggior parte in legno) andavano a fuoco per problemi derivati dall'illuminotecnica dell'epoca.

Con la ricerca dell'effetto straordinario, soprattutto nel teatro barocco, non potevano certo mancare sistemi di regolazione della luce (ingegni per l'oscuramento) e cambi di atmosfere. Importante era oscurare la sala e permettere di vedere bene la scena nascondendo i lumi, inscritti così nell'estetica totale dello spettacolo.

Mentre il "secolo dei lumi" offriva stimoli per le ricerche tecniche, il "secolo romantico" pone le basi teoriche per un'Arte della Luce. Si ricercarono effetti pittorici con amenità di luci e di ombre (Francesco Milizia), con distribuzioni di luci in masse più o meno forti (Francesco Algarotti).

Una grande invenzione rivoluzionò tutto il sistema illuminante dell'ottocento: lo studio e l'applicazione del gas. Il Teatro dell'Opera di Parigi fu il primo ad installarlo nel 1822, in Italia fu il teatro la Fenice di Venezia nel 1833. L'importanza storica della luce a gas non fu soltanto nella migliore resa estetica, quanto nella possibilità che offriva di poter essere regolata e controllata, permettendo cambi di luce e bui improvvisi, effetti di colore e chiaro-scuri. Quindi un'illuminazione scenica espressiva, usata in maniera suggestiva. Grandi artisti sfruttarono i vantaggi che offriva un impianto a gas: Giuseppe Verdi, realista esasperato e Richard Wagner nel suo magico golfo mistico.

Nell'ottocento si stabilirono anche le convenzionali posizioni dell'illuminazione scenica, tutt'ora attuate. Luce di ribalta (a terra in proscenio, frontale); luce delle bilance (in alto, da sopra appese alla graticcia, l'attuale stangone o americana); luce di quinta o piantana ( ai lati del palco dietro ogni quinta per illuminare la successiva) lanterne d'orizzonte o riflettori mobili, che venivano usati per i fondali o altre posizioni, in quanto erano spostabili.

Ma un altro apparecchio geniale fu inventato nel 1836: il limelight ovvero il prototipo del seguipersona, una luce molto forte che fa emergere un personaggio o una scena dalla totalità della visione spettacolare.

Il successo dell'illuminazione a gas fu presto oscurato dall'invenzione della luce elettrica, una rivoluzione in senso pratico ed estetico tanto da applicarla subito anche nei teatri, fin dall'ultimo decennio dell'ottocento. L'immenso potenziale di creatività che poteva offrire la luce elettrica all'illuminazione scenica non fu sfruttato in maniera generalizzata e solo rari pionieri della regia ne capirono le infinite possibilità.

La luce teatrale divenne un elemento drammatico ed espressivo, fondamentale; delineando gli spazi, e non più illuminando le scene dipinte, divenne un elemento scenografico. In questo senso fu l'avanguardia del primo novecento ad utilizzarla: Gordon Graig, Adolphe Appia, i futuristi…
La regia moderna si è formata attraverso un lento processo di sviluppo della realizzazione scenica per dirigersi verso la correlazione dinamica dei segni spettacolari (voce, scena, luci, costumi, musica…) determinando in questa il significato portante dell'opera teatrale. In questa ottica di unitarietà la funzione della luce ha assunto un valore artistico.

L'evoluzione in campo tecnico nel XXI secolo ha rafforzato la possibilità di ricerca e di sperimentazione. Si è configurato conseguentemente agli anni cinquanta, il ruolo del datore delle luci, collaboratore depositario delle conoscenze tecniche.

A differenza del suo predecessore, l'attuale autore delle luci (o lighting designer) si distingue per una formazione prevalentemente intellettuale ed artistica e per una produttività inventiva di soluzioni estetiche e tecniche in sintonia con le evoluzioni registiche e scenografiche. L'autore delle luci è colui che gestisce questa disciplina in maniera creativa, in qualsiasi manifestazione spettacolare.


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